Opzione Donna Riforma Pensioni 2017: novità di venerdì 9 dicembre 2016, cosa cambia

By | dicembre 9, 2016

La riforma pensioni 2017 è in pieno divenire dopo le dimissioni del Governo Renzi e gli occhi sono puntati sull’Opzione Donna. Certamente l’approvazione del ddl bilancio 2017 a opera del Senato della Repubblica ha notevolmente concesso un sospiro di sollievo a tutti coloro che attendevano con il fiato sospeso gli ultimi sviluppi in campo previdenziale, in quanto è stata introdotta l’Ape (semplice e sociale), ovvero la possibilità di andare in pensione prima in virtù di un prestito che si contrae con l’Inps, e l’estensione a la no tax area e la quattordicesima. Buone notizie arrivano anche sul fronte del Canone Rai, che è stato abbassato da 100 a 90 euro annuali, con un risparmio di 10 euro.

Pensioni 2017:  ecco le novità

Per quanto riguarda il fronte delle pensioni anticipate e dell’Opzione Donna, l’anticipo viene concesso a coloro che hanno compiuto i 57 anni d’età se si tratta di dipendenti, e 58 se si tratta di lavoratori autonomi. L’età deve essere stata raggiunta nel quarto trimestre del 2015. I fondi sono sufficienti per poter garantire la pensione anche a chi ne fa richiesta anticipata per il prossimo anno, ovvero tale possibilità sarà garantita anche nel 2017. L’Opzione Donna è una grande riforma sociale che salvaguarda le donne lavoratrici che possono vantare almeno 35 anni di contributi, questo perché, oltre a lavorare, le donne si occupano anche a tempo pieno di casa e figli, al contrario degli uomini, ed accumulano quindi uno stress non indifferente negli anni lavorativi essendo costrette al periodo di gestazione e post parto, cose che le mamme affrontano da sole.
Ape, Opzione donna, e pensioni anticipate per i lavori usuranti sono stati i tre cavalli di battaglia della Boschi, che può considerare concluso il proprio compito e di conseguenza vantare un certo credito verso gli italiani e le italiane.

Opzione Donna approvata in Senato: Soddisfatta il ministro Boschi

Non può che essere soddisfatta Maria Elena Boschi, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, che pur con la sconfitta nel Referendum è riuscita a portare avanti il progetto pensioni, essenziale per garantire alle lavoratrici la pensione anticipata che le spetta per tutte le avversità che la vita purtroppo propone al sesso femminile.
Visto il risultato parlamentare avuto con Jobs Act e riforma pensioni, nonché il risultato del referendum, che è stato non un voto per il cambiamento della costituzione, bensì un voto contro il Governo, l’aver raggiunto il 40% dei suffragi contro tutti i partiti avversi e buona parte di quello che doveva essere il suo partito, si può parlare veramente di sconfitta per l’ex Premier Renzi? Oppure è meglio parlare di vittoria di maggioranza relativa?
Author: Christian Vannozzi

Giornalista Pubblicista, già redattore per tuttogratis.com e per Leonardo Adv per temi riguardanti l'economia e il turismo. Redattore freelance per la testata giornalistica SuperNews.