Motivi NO Referendum Costituzionale 2016: perché votare contro la riforma, opinioni Lega e Movimento 5 Stelle

By | novembre 11, 2016
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Il Referendum Costituzionale, che avrà luogo il 4 dicembre 2016, è l’evento più importante del panorama politico italiano di questi ultimi mesi dell’anno. Gli italiani sono chiamati a votare pro o contro la modifica della Costituzione e il ridimensionamento delle funzioni del Senato.

Il nostro Parlamento ha già approvato la riforma ma entrerà in vigore solo in caso di vittoria del “sì”. In questo articolo presenteremo le ragioni avanzate dai sostenitori del “NO”, non prima di aver analizzato, in breve, i contenuti del Referendum.

Cenni sui principali punti del Referendum

Il testo che troverete nella scheda elettorale sarà posto sotto forma di una domanda. “Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”. Vediamo cosa significa.

La principale modifica prevista dalla riforma costituzionale riguarda il superamento del bicameralismo paritario o perfetto attualmente vigente in Italia. Le funzioni del Senato verrebbero ridotte e la Camera dei Deputati rimarrebbe l’unica assemblea legislativa a votare le leggi. Il Senato potrebbe solo chiedere la modifica di nuove leggi con una votazione a maggioranza assoluta. Questo sarebbe l’unico limite all’azione legislativa della Camera.

Il secondo punto del referendum riguarda, in caso di vittoria del “sì”, un ridimensionamento del numero dei senatori. Dai 315 attuali si passerebbe a 100 di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Le altre riforme previste prevedono l’abolizione delle province (tranne Trento e Bolzano) che non verranno più considerate enti territoriali ma città metropolitane e la soppressione del CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che, ad oggi, offre consulenze e supporto in fatto di materia legislativa al Governo.

I motivi del “NO” al Referendum Costituzionale

I comitati del “NO”, a cui appartengono esponenti dell’opposizione e costituzionalisti, hanno definito la riforma come un totale stravolgimento dei principi alla base della nostra Costituzione e come il punto di inizio di una nuova forma di autoritarismo. I motivi da considerare fondamentali e determinanti nella decisione di opporsi alla riforma e quindi nel votare “NO” il 4 dicembre sono espressi chiaramente dal comitato.

La riforma non sarebbe legittima perché è stata decisa da un Parlamento eletto attraverso una legge elettorale incostituzionale. Il superamento del bicameralismo non sarebbe, poi, così semplice in quanto creerebbe maggior confusione e rivalità nella distrubuzione delle competenze tra Senato e Camera. Attualmente, nella riforma non sono, infatti, indicati i criteri  per discernere le leggi da affidare al Senato e le leggi che dovranno essere sottoposte alla Camera.

Un altro punto sottolineato dai sostenitori del “NO” riguarda la non semplificazione del processo di produzione delle leggi. Con le nuove norme regolative del Senato si formerebbero 7 procedimenti legislativi differenti che complicherebbero il processo. Per quanto riguarda la riduzione dei costi non si parla di dimezzamento ma solo di un 20% in meno. Invece, con l’ampliamento della partecipazione dei cittadini, che ci sarebbe in caso di vittoria del “SI”, sarebbe necessario non più il raggiungimento di 50mila firme ma di ben 150mila per l’approvazione dei disegni di legge di iniziativa popolare.

L’ultima, ma non per questo meno importante, delle critiche mosse alla riforma è l’accentramento del potere nelle mani del Governo.

Il “NO” al Referendum della Lega e del Movimento 5 stelle

L’ultimo punto a cui abbiamo accennato è stato ripreso a gran voce da Matteo Gagliasso, Coordinatore Provinciale del Movimento Giovani Padani della Provincia di Cuneo. Ha, infatti, sottolineato come, in caso di vittoria del “SI”, l’Italia andrà verso l’oligarchia, il governo dei pochi, mentre se vincesse il “NO” resterebbe una democrazia. I famosi corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico che sarebbe meglio evitare.

Il Governo diventerebbe “autocratico”. Potrebbe chiedere al Parlamento una via preferenziale per approvare leggi che riterrà necessarie per il proprio programma. La Camera avrà 5 giorni di tempo per accogliere la richiesta. Una volta accolta passeranno 70 giorni per l’approvazione con un massimo di 15 giorni per il rinvio. Ci sarebbe il tempo per una adeguata discussione dei disegni di Legge? Questa possibilità al Senato non verrà data.

Anche il Movimento 5 Stelle approva in pieno i motivi per votare “NO” al Referendum. Avverte il pericolo in cui si trova la nostra Costituzione e crede che non sia questo il modo giusto di modificarla. Soprattutto, pensa che i deputati e i senatori attualmente in carica non abbiano nessun diritto di metter mano alla Carta fondamentale dell’Italia dato che, come abbiamo già detto, sono stati eletti con una legge incostituzionale.

Nei prossimi giorni illustreremo in un altro articolo le ragioni avanzate dai sostenitori del “SI”. Nel frattempo ricordiamo che questo tipo di Referendum, detto anche confermativo o sospensivo, non prevede il raggiungimento del quorum.