Israele e lo strano rapporto tra Hamas e Isis

By | luglio 8, 2016
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Dopo la strage di Tel Aviv rivendicata da Hamas che ha causato 4 morti e 16 feriti, Israele intensifica la sicurezza della nazione. Il presidente Netanyahu ha negato 240 permessi di lavoro, sospeso gli ingressi in Israele per 83 mila palestinesi durante il Ramadan, ha chiuso il villaggio di Yatta dove risiedevano i parenti dei due attentatori ed ha escluso ogni possibilità di poter pregare nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme.

Netanyahu ha, inoltre, schierato due battaglioni in Cisgiordania per proteggere i confini e scoraggiare qualsiasi intento palestinese.

Il clima di tensione è reso ancora più complicato dall’interesse dell’Isis per la Striscia di Gaza, i cui gruppi rappresentanti si sono incontrati con i soldati di Hamas dopo mesi di scambi nei tunnel sotterranei che collegano Gaza all’Egitto. Sembra che in cambio di armi e denaro, i palestinesi abbiano concesso cure mediche ai membri dell’Isis del Sinai.

Secondo il New York Times la strage di Tel Aviv ha rafforzato l’unità nazionale tra gli israeliani. Infatti il giorno dopo l’attentato, il ministro della difesa Liebermann si è riunito con Yacimovich, membro del partito laburista della sinistra per decidere il da farsi.

A quanto pare, i partiti israeliani sembrano possano lasciar da parte momentaneamente le loro divergenze per concentrarsi contro il nemico comune.

Hamas annuncia, però, che non si fermerà con gli attentati terroristici neanche durante il Ramadan.

Intanto il Jerusalem Post avverte che esisterebbero accordi di coordinazione tra Hamas e Isis.