L’ereditarietà della depressione è tutta al femminile, lo studio

By | gennaio 29, 2016
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Una equipe di ricercatori della University of California di San Francisco ha studiato la depressione, ha dimostrato la via attraverso la quale si esplica l’ereditarietà della depressione. La linea di trasmissione della depressione è esclusivamente femminile, cioè si realizza tra madre e figlia, non verso i figli maschi e mai dal padre versoi figli, a prescindere dal loro sesso.

In pratica, è stato dimostrato che è il sistema corticolimbico a determinare l’esplicazione o l’interdizione dell’ereditarietà depressiva, e questo è caratterizzato geneticamente dalla madre.  Il cablaggio corticolimbico, è composto dall’Amigdale, dall’ippocampo, dalla corteccia cingolata anteriore e dalle regioni cerebrali della corteccia prefrontale ventromediale.
Questi circuiti cerebrali raramente vengono ereditati dalle figlie femmine dal patrimonio genetico del padre e comunque mai verso i maschi.

Per questo motivo è determinabile con certezza che un carattere ereditario della depressione, quando presente, non può che arrivare dalla madre.
Quanto sopra non deve generare nelle madri sensi di colpa, poiché la depressione può avere molteplici cause, l’ereditarietà della depressione rappresenta solo una percentuale limitata dei casi di depressione.

Come spiega la psichiatra Fumiko Hoeft della University of California: “E’ il primo studio a mostrare attraverso la risonanza magnetica di entrambi i genitori biologici e dei figli – ha aggiunto la Hoeftuna possibile trasmissione matrilineare dei circuiti corticolimbici umani che sappiamo essere coinvolti nella depressione. Si apre così una nuova promettente strada per la ricerca sui modelli di trasmissione intergenerazionale nel cervello umano”.

Per quanto riguarda i figli concepiti con la fecondazione omologa come la fecondazione in vitro la prichiatra Hoeft spiega che : “In caso di donazione degli ovociti, non vi è alcun input genetico materno, ma vi è l’influenza materna prenatale e post-natale- e la Hoeft ci spiega ancora che – “Nei casi di maternità surrogata gestazionale, vi è l’influenza genetica e postnatale della madre biologica, ma nessun input prenatale. Infine, con la fecondazione in vitro omologa, ci sono influenze materne genetiche, prenatali e postnatali. Il confronto di questi tre gruppi ci permette di controllare i potenziali effetti della procedura della fecondazione in vitro”.